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San Giorgio

Opere e oggetti d'arte - Scheda sintetica

San Giorgio San Giorgio
dipinto
olio su tela
121 (l) 206 (a) (cm)
sec. XVI (1540/1540)
LUTERI Giovanni di Niccolò, DOSSI Battista


San Giorgio su un cavallo bianco sovrasta un drago che giace a terra, riverso e sanguinante. Il cavaliere indossa un’armatura nera istoriata con fregi dorati completa di elmo piumato e lunga spada in vita; un elegante manto verde scuro ne completa l’abbigliamento. Stringe una lancia dalla punta spezzata, che punta sul drago. In secondo piano è inginocchiata la principessa liberata con le mani incrociate al seno un abito rosso e una corona d’oro. Il paesaggio con boscaglia e montagna è completato da un castello e da una città turrita. In primissimo piano su un prato di erba verde e fiori tra cui si distinguono gigli e mughetti e la punta della lancia spezzata.

Notizie storico critiche

Come attestato dai documenti conservati all'archivio di stato di Modena, che conserva anche i documenti ferraresi degli estensi, le note di pagamento del 28 febbraio, del 6 e del 13 marzo 1540, riguardavano un dipinto con "San Giorgio" eseguito insieme ad un "Arcangelo Michele" nella bottega di Dosso e Battista Dossi per la committenza di Ercole II d’Este. Il dipinto riprende la "Legenda aurea" di Jacopo da Varagine, che narra come un terribile drago viveva in un lago nei pressi della città libica di Silena. Il mostro esigeva il sacrificio quotidiano di animali e anche esseri umani. Un giorno la vittima designata fu la figlia del re che però venne liberata dal cavaliere crociato, Giorgio. L’eroe trafisse la bestia e l’uccise con la spada; il re e tutti i sudditi, in forza di questa prova di coraggio dell’eroe cristiano, si fecero battezzare. Come il suo pendant l’"Arcangelo Michele", il dipinto deriva da una composizione di Raffaello. Probabilmente una copia o un disegno del quadro oggi conservato a Washington (inv. 1937.1.26.) serviva come modello, perché il dipinto stesso di Raffaello entrò in Inghilterra subito dopo il suo compimento tra 1504-1506. La radiografia rivela alcuni coincidenze con il quadro di Raffaello, come l’occhio del cavallo, abbozzato più in alto e diretto all’osservatore e i nastri che reggono la spada esattamente modellati sull’opera del Sanzio. L’attribuzione del dipinto subì nel tempo variazioni notevoli: nell’inventario del 1663 venne assegnato a Girolamo da Carpi, Gherardi (1744) lo descrive come opera di Garofalo. Giunto a Dresda, il dipinto è rubricato nell’inventario di Guarienti (1734-1750) a nome di Raffaello. I cataloghi posteriori l’ascrivono a Francesco Penni, allievo dell’urbinate, fino a che Morelli nel 1880 tornò al nome di Dosso Dossi.

Bibliografia

Jadranka Bentini / Patrizia Curti (Hrsg.), "Arredi, suppellettili e ”pitture famose” degli Estensi. Inventari 1663", Materiali per la storia di Modena medievale e moderna, XI, Modena 1993, S. 61. Pietro Ercole Gherardi, "Descrizione delle pitture esistenti in Modena nell’Estense Ducal Galleria (1744"), hrsg. von Giorgio Bonsanti, Modena 1986, S. 64, Nr. 34. Johann Riedel / Christian Friedrich Wenzel, "Catalogue des Tableaux de la Galerie Electorale à Dresde", Dresden 1765, S. 201, G.I. Nr. 172. "Neues Sach- und Ortsverzeichnis der Königlichen Sächsischen Gemälde-Gallerie zu Dresden", Dresden 1826, S. 215, Nr. 166. Giuseppe Campori, "Documenti inediti per servire alla storia dei Musei d’Italia", Florenz / Rom 1879, S. 192, 467. Julius Hübner, "Verzeichnis der Königlichen Gemälde-Gallerie zu Dresden", Dresden 1856, S. 91, Nr. 62. Wilhelm Schäfer, "Die Königliche Gemälde-Galerie im Neuen Museum zu Dresden", 3 Bde., Dresden 1860, S. 91f., Nr. 62. Giovanni Morelli (Ivan Lermolieff), "Die Werke der italienischen Meister in den Galerien von München, Dresden und Berlin", Leipzig 1880, S. 140. Adolfo Venturi, "La Regia Galleria Estense in Modena", Modena 1882 (1989), S. 307, 313, 356. Karl Woermann, "Katalog der Königlichen Gemäldegalerie zu Dresden", Dresden 1887, S. 70, Nr. 124. Giovanni Morelli (Ivan Lermolieff), "Kunstkritische Studien über italienische Malerei. Die Galerien München und Dresden", Leipzig 1891, S. 190. Adolfo Venturi, "Il museo e la Galleria Borghese", Rom 1893, S. 131f., Dokumente CCXXXVIII-CCXXXIX, CCXLI-CCXLIII. Gustave Gruyer, "L’Art ferrarais á l’époque des Princes d’Este", 2 Bde., Paris 1897, II, S. 282. Bernard Berenson, "North Italian Painters of the Renaissance", New York / London 1907, S. 208. Walther Curt Zwanziger, "Dosso Dossi, mit besonderer Berücksichtigung seines künstlerischen Verhältnisses zu seinem Bruder Battista", Leipzig 1911, S. 60f., 116. Henriette Mendelsohn, "Das Werk der Dossi", München 1914, S. 116f., 162ff. Alberto Serafini, "Girolamo da Carpi pittore e architetto ferrarese (1501-1556) ", Rom 1915, S. 58-64. Adolfo Venturi, "Storia dell’arte italiana", 11 Bde., Mailand 1901-1940, IX (1928), 3, S. 944, 951, 975. Hans Posse, "Die Staatliche Gemäldegalerie zu Dresden. Vollständiges beschreibendes Verzeichnis der älteren Gemälde", Bd. 1, "Romanische Länder", Berlin 1929, S. 63, Nr. 124. Frederic Antal, ”Observations on Girolamo da Carpi”, in: "The Art Bulletin", XXX, 1948, S. 81-103, S. 87. Amalia Mezzetti, "Il Dosso e Battista Ferraresi", Ferrara 1965, S. 47, 66, 78, Nr. 33. Bernard Berenson, "Italian Pictures of the Renaissance: Central Italian & North Italian Schools", 3 Bde., London 1968, I, S. 111, 115, 189. Felton Gibbons, "Dosso and Battista Dossi. Court Painters at Ferrara", New Jersey 1968, S. 35, 143, 237f., Nr. 121. "Konstskatter fran Dresden", Stockholm 1969, Nr. 128. Amalia Mezzetti, "Girolamo da Ferrara detto da Carpi", Mailand 1977, S. 71, Nr. 25. Angelo Walther in: "Barock in Dresden", Ausst.-Kat Essen, h



Gemäldegalerie alte meister, Staatliche Kunstsammlungen, Dresda

Dresda
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